Verso il mare! Padova – Sottomarina in folding bike.

Padova – Bovolenta – Chioggia lungo gli argini del Bacchiglione – Roncajette

Scrivo mentre sono seduto sotto un tendone color arancio in un posto sperduto nel tempo e nello spazio, L'”Old Style Cafè” di Pontelongo, paese dello zucchero, dice il cartello all’ingresso. Ai miei piedi, un carlino scatenato di nome Benito ansima nel caldo umido. Mi si lancia in braccio, anfanando, poi perde slancio e ricade pesantemente a terra, poi si rilancia su di me. Io lo gratto e mi lascio leccare gli stinchi impolverati.



(Benito)

Sono partito stamane da Padova, convenzionalmente dal Pedrocchi, prendendo una rotta che mi ha portato a seguire il Bacchiglione fino a Chioggia, passando per piste ciclabili costeggiate da tigli, bacini dove si allenano i canottieri, attraversate da insondabili nervature dei sottosistemi che, insospettabili, scorrono sottoterra e che si manifestano, di tanto in tanto, con segni inquietanti, cartelli che indicano OLEODOTTI IN PRESSIONE o CAVI ELETTRICI INTERRATI.

La strada lungo l’argine è ben segnalata e tenuta, a tratti tropo stretta e presa per una pista da automobilisti che tendono ad avere il piede pesante e l’occhio alcolemico già alle nove di mattina. Le trame ordinate e variopinte dei campi coltivati, i campanili delle minuscole chiese che si incontrano ogni mezzo chilometro, il nastro grigio di asfalto. Il tutto illuminato uniformemente da un sole caldo che si fa strada con prepotenza attraverso una foschia lattiginosa che attenua i colori e rende tutto torpido, uniforme, sonnolento.


Zone d’ombra pochissime, nessun posto dove rifornirsi – comodamente – d’acqua lungo il percorso, siate avvertiti. Dico “comodamente” perché, per carità, ci sono centri abitati quasi ovunque, basta fare una breve deviazione, però l’assenza di acqua e ombra va tenuta nel debito conto.

Supero il tolkieniano Ca’ Di Mezzo (suggestivo, da attraversare lentamente), Ca’ Bianca, Ca’ Pasqua, dopo un pezzo poco attraente di Provinciale, ecco sbucare i profili in lontananza delle navi e delle gru nel porto di Chioggia ma, quando si dice “in cauda venenum”, arrivati alla rotatoria che attraversa la tremenda Romea, al momento di fare la deviazione finale per arrivare da Brondolo (oh, si chiama così) a Sottomarina, ecco che la segnaletica della ciclabile viene inghiottita da quella automobilistica, che riduce le piccole targhe marroni a una macchiolina in mezzo ai segnali blu, gialli e verdi, particolarmente difficili da individuare e da seguire, anche perché si è nel bel mezzo di una rotatoria non precisamente abbandonata. Comunque, si deve tenere il McDonald’s a sinistra e proseguire verso la direzione meno ovvia. Da là, si arriva a un piccolo spiazzo dove parcheggiano le corriere e, dietro una provvidenziale cancellata, si aggira un rottweiler dall’aria scarsamente incline alla fratellanza. In un varco quasi invisibile tra le erbacce e pozze stagnanti ricoperta di lenticchie d’acqua, si china la testa per oltrepassare un sottopasso ferroviario, provvidenzialmente provvisto di quattro mattonelle in croce per permettere – bici a mano – il guado dell’acqua lurida che si è accumulata sotto l’arco.


Da lì in poi, si segue la ciclabile per arrivare alla rotatoria all’imbocco di Sottomarina, e il gioco è fatto. Lungomare, diga, campeggio (Campeggio Tropical) e ci leggiamo al prossimo giro.

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