RandoLevico

Finalmente il tempo si è sbloccato, bontà sua, e, forte della gita della scorsa settimana a Noale, ho acquisito la sicurezza di avere una certa autonomia in bici, sufficiente per percorrere un centinaio di km in una giornata senza patire eccessivamente la fatica il giorno successivo. Quindi, venerdì nel tardo pomeriggio, ho deciso di partire per un weekend in bici e tenda.

A organizzare il tutto ho impiegato meno di dieci minuti. Ho scelto il Lago di Levico, soprattutto per la comodità e l’assenza di seccature logistiche, sia per raggiungerlo che per pernottarvi. Una telefonata è stata sufficiente per prenotare una piazzola in questo bel campeggio, mentre l’itinerario era già chiarissimo e ben collaudato: Vicenza – Bassano – Valstagna –  ciclopista del Brenta – Levico. A non essere collaudato ero io, anche perché in ogni caso, le escursioni di cento km le ho sempre fatte a bici scarica, mentre in questo caso avrei avuto con me il bagaglio. In ogni caso, la voglia di viaggiare ha avuto la meglio su queste riserve e, in ogni caso, prima o poi un viaggio a pieno carico avrei dovuto farlo.

Quindi, ho distribuito l’attrezzatura in tre borse Ortlieb impermeabili secondo lo schema: vestiti nella borsa destra, cibo e oggetti per igiene personale nella borsa sinistra, attrezzatura da campo nella borsa superiore, cibo di pronto impiego e attrezzi nella borsa attaccata al telaio e, dopo una congrua colazione, sono partito.


Arrivare a Bassano è stato sorprendentemente rapido, o almeno così mi è parso. La bici scorreva bene e non si sentiva per niente il peso aggiuntivo, salvo ovviamente ogniqualvolta l’inclinazione saliva. In quei momenti, senti la Gravità che ti poggia la sua amichevole mano sulla spalla e si piazza accanto a te, decisa a intrattenerti fino allo scollinamento. In ogni caso, nessun problema fino a Bassano.

La seconda tappa è consistita nel raggiungere Valstagna evitando la SS47 Valsugana, regno del traffico pesante e delle lapidi commemorative a bordo strada. Da Bassano ci si riesce abbastanza facilmente e, dopo pochi km, ho fatto ingresso nel paese del rafting e della scarsa insolazione, addobbato a festa per l’imminente passaggio del Giro d’Italia. Ho percorso la strada insieme a gruppi di appassionati e tifosi, in un’atmosfera di festa, punteggiata di striscioni, palloncini, scritte sull’asfalto e sui muri, con a bordo strada gli addetti al montaggio e smontaggio della segnaletica, che sacramentavano sotto il sole a picco, che nel frattempo aveva iniziato a scaldare sul serio, segnando il termometro circa ventotto gradi.


Da Valstagna, sosta tecnica alla Birreria Cornale, da cui, come ormai arcinoto, parte la ciclopista del Brenta, che permette di raggiungere in maniera sicura e divertente i laghi di Levico e Caldonazzo, con diramazioni per tutti i paesi intermedi.


Percorrere quell’itinerario è sempre una gioia, in tutte le stagioni. Il verde esplosivo della vegetazione, il fiume che scorre accanto, l’altitudine che aumenta in maniera costante ma non aggressiva. Sulla strada, come sempre, trovi di tutto: da chi la percorre in monopattino (hi-tech ed equipaggiamento al seguito), a chi ne segue un breve tratto coi pattini, chi se la gode a piedi e chi, invece, la segue pedalata dopo pedalata, senza quasi attrito, in una sorta di mantra silenzioso scandito dal respiro e dal battito del cuore.

Dopo una sosta a Borgo Valsugana per un pasto rapido, gli ultimi quindici km per arrivare a Levico si sono fatti sentire, data la stanchezza e (in cauda venenum), una serie di salite non eccessivamente ripide ma, date le circostanze, abbastanza faticose.

Fatica però ben ripagata, dato che dopo l’arrivo, montato rapidamente il campo, immergersi lentamente nell’acqua del lago, piacevolmente fredda, è stato una sferzata rigenerante.  Dopo una doccia e una cena molto alla buona, mi sono diretto a Levico a Terme per una passeggiata, per godermi il fresco della sera. Vale la pena di notare che il paese si raggiunge, dal campeggio, dopo una rampa la cui pendenza non è proprio amichevole e, anche una volta arrivati a destinazione, il paese non è esattamente in piano. 


La notte è trascorsa tranquillamente nella mia tenda / bara pop-up e al mattino, dopo una rapida immersione nel lago, ho avuto la possibilità di godere tutta la bellezza della zona circostante. Esiste anche un percorso che permette di fare il giro del lago, e sarà oggetto delle prossime esplorazioni.

Per tornare, ho percorso il tragitto esattamente al contrario, salvo arrivare da Valstagna a Bassano senza passare dalla SS47. Duecentoquindici km in due giorni, una notte al lago, in tenda, birra fresca sul pontile e la meravigliosa sensazione delle ruote che scorrono sull’asfalto senza resistenza.

Direi molto bene.

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