Greenway del Sile

Sin da bambino, ciò che mi affascinava delle strade era la loro potenzialità. Mettendo un piede fuori di casa avrei potuto, volendo, raggiungere le selvagge coste portoghesi o i desolati sentieri del Taklimakan, la penisola scandinava o il Bosforo.

Molto più modestamente, domenica scorsa ho invece percorso una parte della ciclopista che collega Monaco a Venezia e precisamente la Greenway del Sile, lungo il tratto che da Treviso porta a Jesolo. E’ stata un’escursione piacevole, lunga una giornata intera, durante la quale ho coperto una distanza di 122 km complessivi, più altri 25 per un gustoso fuoriprogramma, attraversando paesi graziosissimi, lungo le rive del Sile di un glorioso verde brillante primaverile, per campi, prati, acquitrini, pioppeti.

Per il viaggio, ho scelto la Tern, più robusta della Brompton e dotata dei nuovi copertoni Schwalbe Marathon, più versatili e resistenti dei Kojak, coi quali pure avevo affrontato il Delta del Po lo scorso anno. Bici robusta, dicevo, ma rigida, non essendo sufficienti gli pneumatici di dimensioni più generose ad ammortizzare a dovere gli urti; a ogni modo, grazie alla posizione di guida molto comoda, i disagi sono stati tutto sommato contenuti.

La Greenway del Sile viene descritta in dettaglio qui. Si possono scaricare le tracce nei formati più comuni. Io ho caricato il percorso su Google Maps e non ho avuto il minimo problema ad orientarmi. A ogni modo, anche senza ausili tecnologici, il percorso è perfettamente segnato dagli appositi cartelli e perdersi diventa decisamente difficile.

Ho raggiunto la stazione centrale di Treviso in treno, con la Tern debitamente piegata. L’equipaggiamento era ridotto all’essenziale: una sacca laterale e il contenitore frontale, niente altro se non viveri, kit per riparazioni e qualche altro accessorio. In treno l’ingombro della bici, pur con sacca e contenitore, è stato veramente minimo.

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Appena arrivato a Treviso, nei pressi della stazione centrale, si raggiunge la centrale idroelettrica di Ponte della Gobba. Da lì, parte la ciclopista che, dopo pochi km, su una passerella di legno nuovissima e da percorrere a piedi, porta al cosiddetto cimitero dei burci, barconi fluviali le cui carcasse affondate emergono a pelo d’acqua, con sullo sfondo un impianto industriale ormai dismesso. Una scena suggestiva di giorno, all’andata, piuttosto inquietante di sera, quando ho percorso a ritroso l’itinerario per tornare a Treviso.

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Dopo il cimitero dei burci, si arriva al piccolo ma incantevole paesino di Casier sul Sile. Vale la pena dare un’occhiata alla piazza e al lungofiume.

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Dopo Casier, inizia il percorso vero e proprio che si snoda, come già accennato all’inizio, tra splendidi scorci lungo le sinuose rive del Sile.

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Una tratta molto bella della pista è quella che porta da Portegrandi a Caposile. Lunga, rettilinea, perfettamente diritta, con la laguna da un lato (colori meravigliosi a qualsiasi ora del giorno) ma priva di ogni riparo dal sole, circostanza di cui tener debito conto se si dovesse attraversare la pista d’estate. Un’altra cosa da tenere presente è la totale assenza di fontane per il rifornimento idrico (o quantomeno, io non le ho viste). Quindi, attenzione al livello delle scorte prima di partire. L’acqua è fondamentale, indipendentemente dal chilometraggio che si intende percorrere.

Il tratto di ciclopista inaugurato lo scorso venerdì è bellissimo. Fondo compatto, in calcestre, se non vado errato, abbastanza scorrevole, con una pista ben delineata e adeguatamente ampia. Percorrerlo è un gusto, per gli occhi e per le gambe.

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Alla fine, dopo una cinquantina di chilometri, attraversato Jesolo paese, si arriva lungo la pista ciclabile che porta a piazza Drago, a via Bafile. Da lì, una traversa vale l’altra e si è sulla spiaggia! Provo sempre un godimento particolare quando, dopo un lungo itinerario, arrivo finalmente in vista della striscia blu profondo del mare. La meta, la destinazione, il premio.

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Dopo una sosta tecnica e connesso meraviglioso riposino al sole, ho imboccato la via del ritorno, in senso inverso ma coi colori del pomeriggio e del tramonto, decisamente spettacolari, per terminare il viaggio, nella luce viola del crepuscolo, proprio al punto di partenza, chiudendo un lungo e piacevolissimo cerchio.

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p.s. dato che pare che dopo le 21.30 non esistano più collegamenti ferroviari da e per Treviso (Trenitalia, sai chi ti saluta davvero tantissimo?) è stato necessario percorrere ulteriori 25 km di strada per raggiungere Castelfranco, ove un’anima pia mi ha raccattato e riportato a casa dopo complessivi 155 km, dato che in effetti ero un po’ stanchino.

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