Valsugana folding-style

Le bici pieghevoli (Tern, Brompton, per citare due marchi tra i più rinomati) hanno impresso una piccola rivoluzione al trasporto urbano.
Leggere, pieghevoli, con ingegnosi accorgimenti tecnici per ridurne pesi e ingombri, queste eredi della Graziella permettono di attraversare in sicurezza il traffico urbano e, quest’oggi, ho deciso di mettere alla prova la mia su un percorso fuori dall’ordinario.

L’idea:

testare la mia bicicletta pieghevole su un itinerario a lungo raggio nel corso di un percorso di cento chilometri precisi.

La bici:

una Tern Link B7 (http://www.ternbicycles.com/it/bikes/472/link-b7);

opportunamente equipaggiata con portapacchi con capacità di carico di dieci chili, luci per vedere ma soprattutto per essere visto e qualche inserto catarifrangente per i raggi, questa bicicletta a sette rapporti mi accompagna egregiamente nei miei percorsi quotidiani da e verso lo studio e, in pochi secondi, si piega per entrare agevolmente nel bagagliaio, che grande di suo non è.

Così, è possibile attuare davvero l’intermodalità urbana, visitare città senza doversi impantanare nel traffico e svenarsi nei parcheggi a pagamento o, molto più modestamente, scoprire posti nuovi comodamente e con poca fatica.

L’itinerario:

ho scelto la pista ciclabile della Valsugana, che parte dalla birreria Cornale, a 274 m sul livello del mare. Si tratta di un itinerario ben tenuto e segnalato, in asfalto, quindi neanche troppo esigente nei confronti dei tubolari, buoni per la strada e sterrato leggero ma assolutamente inadatti al fuoristrada.

http://www.piste-ciclabili.com/itinerari/83-itinerario-della-valsugana

Il punto di partenza più indicato è quello, come detto, della birreria Cornale: offre ristoro e, soprattutto, servizi per i ciclisti e per convenzione conviene fare partire il giro proprio di là. Destinazione: il lago di Caldonazzo (485 m slm.).

Equipaggiamento:

camera d’aria di scorta, kit antiforature, pompa, due – tre brugole, un multitool (Leatherman Surge https://www.leatherman.com/surge-3.html). Luci appropriate, casco, acqua (parecchia, data la stagione, e snack).

Il viaggio:

dal bagagliaio alla strada, ci sono voluti meno di trenta secondi per approntare la bici, bloccarla ed effettuare le regolazioni del caso (altezza sella, altezza e inclinazione manubrio. Ho dotato la bici di maniglie ergonomiche, per evitare il fastidioso formicolio ai polsi e per variare posizione di guida e devo dire che è stata una scelta saggia. Un conto sono gli 8 km giornalieri di tragitto casa – studio, un altro tratte di 20 – 30 km consecutivi.

Ho sistemato il carico in uno zaino e l’ho a sua volta assicurato al portapacchi. Detesto andare in pedalare con uno zaino o con qualcosa appeso alla spalla, specie durante la stagione calda e quindi in questo caso il portapacchi si è rivelato particolarmente utile.

La pista ciclabile, come detto, è molto ben tenuta, con poche variazioni di pendenza accompagnate a un naturale dislivello crescente (si passa dai 274 a 485 m. slm) e quindi è naturale doverci mettere un po’ di impegno. Impegno che ripaga quando, ripercorrendo la tratta all’inverso, si è favoriti non poco da una dolce e costante discesa.

Dato che lo scopo del viaggio (e di questo post) era di testare la bicicletta su lunghe percorrenze, vengo subito al punto: la bici si è comportata bene. Anzi, molto bene: la robustezza del telaio, dei cerchi e dei tubolari hanno permesso un’andatura sicura e costante. La sella, molto comoda anche standoci seduti per lunghi periodi, mi ha consentito un comfort di marcia che con la mountain bike che utilizzo di solito avrei solo potuto immaginare. Anche la posizione di guida, più rilassata ma senza sacrificare le prestazioni nell’attacco delle salite, permette di stare in sella senza soffrire per periodi prolungati, anche tenendo conto del caldo della giornata di ieri.

Il tutto ha conferito all’uscita un’aria slow non tanto e non solo per la velocità ma per la posizione di guida, che mi ha consentito di godermi traversata e paesaggio, col dovuto occhio alla strada e agli ostacoli.

Quanto ai lati negativi, si paga ovviamente lo scotto delle dimensioni ridotte delle ruote, ma dato che il mio obbiettivo non era stabilire record di velocità o di rosicamenti al sorpasso, la cosa mi ha lasciato del tutto indifferente.

Anche la guida sul bagnato (dal punto di vista meteo, ieri, non mi sono fatto mancare nulla) non è per niente problematica. I freni in dotazione sono modulabili e precisi e, quando serve, hanno un’ottima capacità di arresto.

Conclusioni:

viaggiare a lungo su una pieghevole è non solo possibile, ma raccomandabile. Rispetto alle mie precedenti escursioni su una mountain bike tradizionale, ho notato un minore impatto sul fisico, una posizione di guida più naturale e confortevole.

La bici non mi ha minimamente deluso e si è dimostrata all’altezza delle aspettative e questo fa capire che, malgrado la loro aria talvolta giocattolosa e scanzonata, questi mezzi vanno presi sul serio.

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