Un tocco d’estate: Maratea.

A fine novembre, con la pioggia che batte insistente sui lucernari, mi viene in mente quel giorno di luglio in cui, dopo una notte praticamente insonne, in una Roma deserta e incandescente, rotti gli ultimi indugi, abbiamo deciso di partire alla volta di Maratea, lasciando la città alle quattro del mattino, poche le auto in giro, molte le comitive schiamazzanti e ubriache.

Il viaggio é andato bene, in quell’atmosfera onirica che accompagna i viaggi all’alba in autostrada, con allegre parentesi sulla Salerno – Reggio all’insegna delle frenate improvvise e immotivate, del cambio di corsia più erratico che si conosca e dei giocatori delle tre carte alle aree di servizio.

Dall’uscita Lagonegro Nord a Maratea corrono circa trenta chilometri ed il momento più bello ed emozionante é stato il brusco interrompersi di colline ora verdi e piene di vegetazione, ora brulle e arse per far spazio al puro azzurro del mare. Una curva, semplicemente, e le colline si fessurano e in quella fessura si insinua l’azzurro. Bellissimo.

Arroccata su una collina, sovrastata da una statua del Cristo Redentore alta ventidue metri, é incastonata Maratea, cui le parole lusinghiere di turisti e viaggiatori non rendono per niente giustizia. Una città (tale é) apparentemente fuori dal tempo, linda, ordinata e pulita, dalle case dai colori pastello, le fioriere bianche piene di macchie variopinte.

Maratea… La dea del mare, mai vista prima, né conosciuta ma in grado di entrarmi nel cuore e nei ricordi come un colpo di fulmine. Tra i ricordi più belli, la community del residence “Pianeta Maratea”, il Lido Macarro, piccola perla curatissima, famosa per le “freselle”, l’estate fatta piatto, ancorarsi alla boa nel mare cristallino e piatto come una piscina e oziare, sotto il sole. La sabbia nerissima, il pulmino che si inerpica sulla ripidissima discesa che porta alla spiaggia, l’atmosfera suggestiva del Redentore, di notte, con la foschia…

E poi la memorabile pasticceria Panza, i “bocconotti” (che il visitatore incauto si troverà a divorare a mucchi), l’atmosfera struggente e romantica dei vicoli, di notte… Alle immagini il compito di mostrare ciò a cui le parole possono solo, imprecise, accennare.

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