Quattordicesimo giorno, ultimi fuochi: Stirling.

Il nostro viaggio sta volgendo al termine, come avrete capito e gli ultimi fuochi di questa vacanza bruciano qui, al Castello di Stirling (http://en.wikipedia.org/wiki/Stirling_Castle). Non fioche scintille ma, grazie al cielo, fiammate ustorie. Un castello la cui magnificenza è in grado di rivaleggiare con quella del Dunnottar Castle, dell’Eilean Donan, della Glencoe, non solo per l’imponenza delle mura e per l’arrogante, spavalda bellezza della sua architettura ma per la magia e per la storia, per l’epopea di libertà e indipendenza della Scozia che qui ha visto una delle pagine più memorabili: la battaglia di Stirling (http://en.wikipedia.org/wiki/Battle_of_Stirling_Bridge), quando, nel 1297, le forze scozzesi, comandate da Andrew Moray e William Wallace, in netta inferiorità d’uomini e mezzi, sconfissero sonoramente gli Inglesi, nel corso della prima guerra per l’indipendenza scozzese.

Oggi, come premio di consolazione, sul pennone del castello sventola (imposta, ne sono sicuro), lo Union Jack ma entrambe le parti sanno bene com’e andata…

Ci siamo aggirati tra le batterie di cannoni del French Spur, arrampicati lungo i camminamenti sulle mura, ascoltato dalla voce di un funzionario reale scene di vita quotidiana del castello. Abbiamo ammirato l’ingegnosa architettura della polveriera sotto una pioggia battente, mostrato con spregio il dito medio allo stendardo inglese, abbiamo immaginato, sognato, vissuto, consapevoli che, di lì a poco, la magia sarebbe scomparsa non senza, però, lasciare solchi profondi nei nostri ricordi e nei nostri cuori…

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