Undicesimo giorno, altri tesori: Dunrobin Castle, Ardvreck Castle e una libreria sperduta nel bosco…

Dunrobin Castle, il più disneyano dei castelli visti sinora, a parte il rosato e incantato Craigievar. Le snelle torri dai tetti conici e slanciati dominano un ripido pendio sul mare.

http://en.wikipedia.org/wiki/Dunrobin_Castle
Circondato da giardini curatissimi e incantevoli, questo castello accoglie numerosi rapaci accuditi da un falconiere simpatico, competente e assolutamente scottish, con quell’aria rilassata e a proprio agio anche in mezzo a volatili capaci di decapitarti con un’artigliata.
Naturalmente non ci siamo fatti mancare lo spettacolo di falconeria ma, prima di tutto, è stato messo bene in chiaro che i volatili venivano trattati con la massima umanità e tutte le cautele del caso per evitare l’infliggersi di reciproci danni.
Molti rapaci appartenevano a specie protette ed avevano un’aria stranamente indolente e rassegnata fino al momento dell’esibizione.
Proprio al Dunrobin ho provato un’esperienza bizzarra. A un tratto, in una stanza del castello, ho avvertito sull’avambraccio sinistro una precisa, netta ed acuta sensazione di freddo, come se una mano gelida mi avesse toccato. Dato che non sono né suggestionabile né particolarmente attento al paranormale, ho liquidato il fenomeno come semplice corrente d’aria, salvo ricredermi dopo pochi passi… Giunto infatti ad una stanza che un tempo era una nursery, ho visto sulla porta una targhetta, discreta ma inequivocabile: “haunted room”, stanza infestata…
In quell’attimo, la sensazione di freddo ha preso ben più concreta forma e mi sono affrettato a proseguire la visita…

Uscendo, maledicendo i torpedoni piazzatisi nel frattempo davanti al castello, abbiamo fatto rotta per un altro toponimo ostico: Inverkirkaig. Due le attrazioni principali: le cascate (che, lo preannuncio, non abbiamo visto per mancanza di tempo) ed una vera, piccola perla: una libreria / coffee shop proprio all’interno di un bosco, quasi fosse abitata da gnomi.

Durante il tragitto, una rovina dapprima minuscola ha attratto la nostra attenzione: l’abbiamo raggiunta e ci siamo fermati di nuovo in preda all’ormai familiare ma ugualmente intenso stupore infantile. Eravamo giunti all’Ardvreck Castle, sul Loch Assynt. Per quanto diroccate e ridotte ai minimi termini, quelle pietre erano magnetiche e affascinanti, incastonate mirabilmente in un paesaggio immutato, quasi cardine tra cielo, terra e acqua che, dappertutto, creava riflessi di mercurio.

http://en.wikipedia.org/wiki/Ardvreck_Castle

Lasciato (a malincuore) l’Ardvreck Castle, ci siamo diretti a nord, verso Inverkirkaig, alla ricerca di quella libreria che tanto ci aveva colpito in fase di organizzazione del viaggio: la deliziosa Achins Bookshop (http://www.visitscotland.com/info/shopping/achins-bookshop-p233111). Ricordo infatti l’incredulità con cui avevo accolto la notizia dell’esistenza di quel piccolo gioiello. Una baracca di legno, niente di che, in apparenza, ma che si è poi rivelata un piccolo scrigno di libri di scrittori locali che vertevano su ogni possibile aspetto della Scozia, dall’iconografia alla storia, dalle fiabe al gaelico antico. Il tutto con annesso coffee shop per ristorarsi e assaggiare una fetta di torta leggendo o curiosando dopo la visita alle cascate…)

Dopo Inverkirkaig, attraversando paesaggi costieri belli da togliere il fiato, abbiamo fatto rotta verso il punto più a nord del nostro viaggio: Ullapool, (http://en.wikipedia.org/wiki/Ullapool) paesino affacciato sull’Oceano, ingannevolmente piccolo ma destinazione turistica tra le più frequentate di tutta la Scozia.

Appena arrivati, ci siamo fermati in un pub dove abbiamo assaggiato il miglior salmone possibile e fatto conoscenza con l’ottimo whisky Lagavulin (pron. Lagavùlin), che più di tutti, in maniera rapida e accessibile, ci avrebbe fatto ritornare a quel meraviglioso viaggio al solo assaggio…

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