Sesto giorno: un castello giocattolo e un colpo al cuore. Craigievar Castle e Kildrummy

Stonehaven, Aberdeenshire (http://en.wikipedia.org/wiki/Stonehaven), stupendo villaggio costiero di diecimila anime, nuova tappa verso il cuore della Scozia. Abbiamo alloggiato allo Ship Inn, lindo, bianco e blu, direttamente sul mare.

Attraverso un paesaggio via via più mosso e variopinto, sotto un cielo sconfinato e impossibilmente azzurro, siamo arrivati a quello che ho chiamato il “castello giocattolo”: il Craigievar Castle (pron. Craighivàr), collocato come una gemma nella cornice mozzafiato delle Grampian Mountains.

http://en.wikipedia.org/wiki/Craigievar_Castle

E’ possibile credere alle fate solo semplicemente guardando un luogo come questo. Per nulla minaccioso, anzi, accogliente e grazioso, con le seggioline a forma di fungo poco prima dell’ingresso, le molte torri, i gargoyle, i mensoloni sporgenti.

La nostra guida, Julie, una ragazza molto giovane in abiti tipici e un po’ stregheschi, indossati con disinvoltura e per nulla fuori posto nell’atmosfera giocosa del luogo, ci ha scortato tra sale d’armi, soffitti mirabilmente stuccati, piccoli ambienti accoglienti che davano sempre più l’impressione di trovarsi in una casa di bambole.

A un tratto, ci siamo trovati all’interno di un ambiente rivestito in legno, dalle finestre minuscole, di un’insolita tonalità calda. Julie ci ha spiegato la ragione di quella tonalità: i pannelli di legno, provenienti dall’Estonia, venivano trattati con sangue animale e acquisivano, colpiti dalla luce, un’avvolgente sfumatura rossastra.

Eludendo la stretta sorveglianza della guida, siamo poi riusciti ad intrufolarci su una delle torri su cui stavano appollaiate delle assai moleste vecchiacce facenti capo a una non meglio precisata “art school”. Queste amabili meger…ehm…signore, ci hanno ripreso con tutta l’acidità possibile, facendoci notare che non potevamo entrare, che era zona vietata e via discorrendo.

Le alternative erano poche: o commettere un vecchicidio, scaraventandole, singolarmente o in blocco giù dalla torre, oppure fare orecchie da mercante e continuare a goderci lo spettacolo della tavolozza scozzese…

Al Craigievar ho cominciato a sentire le incrostazioni cedere, frantumarsi e abbandonare anima e spirito, insieme a una voglia matta di correre, scatenare la fantasia, giocare al principe azzurro o al condottiero e, in generale, liberare il fanciullo che è in me, spesso ingabbiato ma mai ridotto al silenzio.

L’atmosfera gaia si è invece rapidamente dissipata appena fatto ingresso al castello di Kildrummy, (http://en.wikipedia.org/wiki/Kildrummy_Castle), cinto d’assedio e caduto per mano di un traditore. L’atmosfera, prima plumbea e piovigginosa, si è poi aperta in un cielo azzurrissimo. Tutto aveva un nitore estremo, inciso. Mano a mano che procedevamo nella visita, ci accorgevamo, complice il silenzio profondo, di non essere più soli. Quel formidabile bastione caduto per una mano vigliacca, pullulava di vita, percepita senza essere vista, come se tempo ed epoche fossero un unico tessuto teso, incavato dalla pressione dei nostri pensieri. Quelle mura, quasi graffiate contro il cielo, testimoni di battaglie epiche e drammatiche, ambientazione di romanzi, fucina di mito e leggenda, ancora oggi, vegliano.

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